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Le riforme costituzionali: sogno, chimera e incubo della politica italiana

Solo ieri, su Radio Anch'io, a margine delle diverse considerazioni relative alla cancellazione dell'Imu sulla prima casa, il Presidente del Consiglio Letta ha dichiarato "La settimana prossima verrà affrontato il nodo della riforma costituzionale. Uno dei problemi italiani sono le istituzioni che non riescono a decidere".

Nobili sensi invero, citando Traviata. Il problema è che di cambiamenti della Costituzione se ne parla da un tempo immemorabile, senza mai riuscire ad approdare a nulla. L'unica riforma realizzata sul serio negli ultimi 20 anni è stata la modifica del TItolo V della Costituzione, fatta a fine legislatura nel 2001, riforma che ha dato quella grande autonomia alle regioni di cui oggi si paga il prezzo in termini di disavanzo, soprattutto in ambito sanitario. Fu fatta perché quelli erano gli anni del successo della Lega, in cui tutti si riempivano la bocca con la parola "Federalismo", senza considerare che l'Italia ahimé non è proprio Paese maturo a sufficienza da potersi permettere questo tipo di autonomie, visto che la parola 'autonomia' nel nostro dizionario è spiegata come 'possibilità di fare quello che si vuole, senza che altri abbiano modo alcuno di limitare gli scempi che si desidera fare'. Ma tant'è.

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E così Silvio Berlusconi è stato condannato. Ci sono voluti circa 20 anni da quel primo, storico, avviso di garanzia ricevuto a Napoli durante il G8 del '94, ma alla fine una condanna definitiva c'è stata. 4 anni di reclusione, non pochissimi. I fautori del Cav possono tirare un sospiro di sollievo di fronte alla mancata interdizione dai pubblici uffici, ma la botta c'è e non è proprio leggerissima. Anche sei dei 4 anni complessivi ne rimane solo uno, quello c'è, e andrà scontato. Con i domiciliari? Con i servizi sociali? in ogni caso la situazione è imbarazzante assai. Come potrà Berlusconi guidare la fantomatica rinascita di Forza Italia ad esempio dagli arresti domiciliari? Inviando video-messaggi? La cosa diventa complessa, impresentabile all'estero e all'interno, pure un po' ridicola.

La noia infinita del dibattito sul Porcellum

Non passa giorno che nel dibattito politico (soprattutto all'interno del centrosinistra) non si alzi qualcuno per dire una parola contro la legge elettorale attualmente in vigore in Italia per eleggere il Parlamento nazionale. Si sente parlare della necessità di “mettere in sicurezza la legge elettorale”...

Forza Italia 2.0?!? Si salvi chi può.

Nel ridicolo del dibattito politico italiano, ci mancava in effetti solo la fregnaccia di Forza Italia 2.0. Viene da dubitare che in qualunque altro Paese del mondo, esattamente venti anni dopo, si pensi seriamente di poter ricreare un partito con lo stesso nome e sulla base delle stesse premesse politiche di venti anni prima

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